LECTIO CORPUS DOMINI - PARROCCHIATRASFIGURAZIONE

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LECTIO CORPUS DOMINI

SPAZIO ALLA PAROLA

LECTIO DIVINA DEL SS. CORPO E SANGUE DI GESU’     Gv. , 51-58

Dopo il mistero della SS. Trinità, la liturgia ci fa celebrare la solennità del Corpo e Sangue di Gesù. La Comunità cristiana è chiamata a confrontarsi sull’Eucaristia, presenza continua del Cristo nella Chiesa. Essa ricorda a tutti che "pane" e "vita" sono strettamente uniti. Questo è il messaggio che il Vangelo presenta a noi credenti.
Gesù afferma "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". L’alimento di ogni uomo, il pane, è talmente necessario per la vita che non se ne può fare a meno. Come l’uomo imbandisce ogni giorno la tavola per sé e per la famiglia, così bisogna anche mangiare, nutrirsi spesso, sedersi alla tavola del Signore per avere la vita. Gesù si definisce "pane vivo" cioè "pane che dà la vita". Gesù vuol far parte della nostra vita e ci chiede di credere che Lui stesso è quel pane da spezzare e condividere sulla tavola della vita.
 Quel pane, ci dice Gesù, che è la sua carne, data per la vita del mondo e il vino, che è suo sangue, permettono in entrare in una relazione personale ed intima, tanto da affermare che "chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non ha la vita". I Giudei, che sono in ascolto, si scandalizzano perché Gesù li proietta in un mondo fin allora sconosciuto. Il Dio Eterno dell’Alleanza non è più il Dio lontano, ma entra dentro di noi con tutta la sua realtà umana e divina e ci trasforma nel nostro agire.
Come può Gesù essere cibo-carne di noi uomini? Questo interrogativo, dei Giudei del tempo di Gesù, interpella oggi anche noi. Dio mi interessa? Quanto è importante nella mia vita? L’Eucaristia diventa il mio incontro fecondo con Cristo o è  un atto compiuto per abitudine?
 Quel pane e quel vino sono sacramento, segno visibile dell’Invisibile, che genera dentro al credente una nuova vita, nuovi rapporti, nuove dinamiche che non possono fermarsi al momento liturgico, ma entrano nella vita quotidiana, nei nostri pensieri, nelle nostre parole, nei nostri giudizi e nelle relazioni interpersonali perché il Signore entra e "rimane in me e io con Lui". Il miracolo compiuto sull’altare continua, quando lo stesso Spirito invocato, trasforma il credente e la Comunità nel Corpo del Signore.
 Se Cristo è il pane della vita, sono io a cercarlo, ad accoglierlo, ad ascoltarlo per condividerlo con gli altri. Quel pane-carne e quel vino-sangue sono dono di vita che risanano le ferite. E’ un amore che salva, redime e rimette in cammino chi lo incontra con una nuova vita ricevuta e da donare agli altri. L’Eucaristia è il pane che rende noi credenti missionari facendoci uscire dalle nostre chiese come persone eucaristiche, affamate e bisognose di Dio per noi e per i nostri fratelli.
 In questo momento critico di pandemia della storia dell’umanità, in cui l’uomo vive la solitudine, la tristezza, le divisioni familiari, le difficoltà dell’educazione a tutti i livelli e l’incapacità di scelte definitive, che rendono la vita complicata, Gesù ci ripete di nutrirci del suo corpo e del suo sangue per essere sollevati dalle condizioni di solitudine e di tristezza. Gesù ci chiede di diventare il centro della nostra vita per essere uomini credenti veri e vivi.
Dobbiamo gioire di un Dio che, guardando questa fragile e debole umanità, non si scandalizza di noi per le nostre continue infedeltà, ma ci ama, ci perdona e ci corrobora con la sua Eucaristia per riprendere sempre il nostro cammino di costruttori del Regno di Dio verso la meta della vita eterna.   
   


 
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